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Medusa

Medusa Al mattino capelli come serpi

Evocano Medusa nello specchio

Vera fortuna è il mio sguardo

Non terrifico che mi risparmia

Di essere impietrita da me stessa

Con sollievo un pensiero mi attrae

Quel destino io evito comunque

Medusa è innocua nello specchio.

Dichiarazione d’intenti

Confesso che una dichiarazione di intenti per il mio blog mi mette a disagio. È come quando mio marito mi chiede di promettergli qualcosa; mai niente su qualcosa di veramente serio,solo su banalità come il cambio di stagione degli armadi o portare giù gli scatoloni degli addobbi natalizi dalle mensole alte del ripostiglio. Teme che mi stanchi,si preoccupa per me. Ciò nonostante la sua richiesta di promessa mi blocca temporaneamente,come se mi stesse già legando:non posso promettere di non sentire il bisogno di non spostare nel settore più basso dell’armadio le magliette e i pantaloni di mezza stagione se l’autunno incombe. Per non parlare degli addobbi natalizi; come contenere l’estro creativo che mi prende in prossimità del Natale e che mi spinge inevitabilmente verso i ripiani alti del ripostiglio dove dimorano gli scatoloni di cui prima? Tutto questo sproloquio per dire che non dichiaro niente. Sarà quel che sarà. Ah…

Lettera a Elena e Laura,

Buon pomeriggio Elena e Laura, come avete fatto a scovarmi? Avete dei begli occhi, ma anche acuti! Che piacevole sorpresa è stato il vostro apprezzamento. E’ la prima volta che scrivo qualcosa su un blog e pensavo e forse anche speravo, che nessuno mi notasse. Sono combattuta tra il desiderio di sapere se quello che scrivo è almeno decente e il bisogno di scrivere in solitudine come ho fatto finora. Ma chi ama scrivere lo fa solo perché è piacevole? Alla fine mi sono convinta, che la scrittura è un modo per sbrogliare la propria vita e il lettore partecipa attivamente al processo:provare a spiegare,raccontare a qualcuno altro ti costringe a mettere ordine e a dare un senso ai fili intricati della propria storia e il lettore è li per assistere alla catarsi,a introiettarla, perché un giorno gli servirà per se stesso.

Dopo aver letto il vostro commento mi sono precipitata sul vostro blog e il primo dei vostri articoli che ho letto è stato quello sul blocco del lettore. Mi avete aperto un mondo,non sapevo che esistesse.

Più volte mi è capitato di non voler leggere un libro o di non volerlo finire e là per là mi sono sentita in colpa e ho visto appollaiato sulla mia spalla destra il mio professore d’italiano delle medie, che spesso ripeteva a tutta la mia classe con tono di grande disapprovazione, che i libri si leggono dall’inizio alla fine.

Un giorno però mi sono consolata leggendo “I diritti del lettore” di Daniel Pennac e il primo di essi dice che il lettore ha il diritto di non leggere!

Grazie ancora per il vostro apprezzamento. Vi farò visita tutte le volte che potrò,per imparare.

Storie di gatti

La gatta bianca e rossa

Si, lo so, l’argomento è banale e molto inflazionato. Centinaia di post e video celebrano la piccola tigre.

Ma,caro Blog, permettimi di raccontarti dei vari tipi di gatto, che ho conosciuto io.

Ho avuto alcuni gatti da piccola o già da allora erano loro ad avere me? Comunque fosse,una gatta bianca e rossa andava e veniva da casa mia alla cantina del sottoscala,dove dava la caccia ai topi. Un giorno l’ho vista più indaffarata del solito.Gli andirivieni erano aumentati.Comincio’ ad aggirarsi per tutta la casa con una certa circospezione, sparì per un po’ e infine si ripresento’ alla porta aperta, perché era estate,con un fagottino in bocca. Lo deposito’ delicatamente sul pavimento del ripostiglio nel punto più lontano dalla porta e sparì di nuovo. Questa operazione si ripete’ varie volte. Non capivo cosa fossero quegli involti,avevo cinque o sei anni ed era la prima volta che vedevo un comportamento del genere in un gatto. Mi faceva paura e ribrezzo quello che mi sembrava fosse il pasto della gatta. Ciò nonostante quando lei se ne andò di nuovo,mi avvicinai agli strani oggetti depositati e quello che mi era parso cibo erano in realtà gattini.

Ad un certo punto,non capendo cosa fosse quell’accumulo di micetti,chiamai la mamma, che dopo aver visto stette a pensare un po’ molto perplessa anche lei. Poi mi siego’ che la gatta per timore dei topi della cantina aveva portato da noi i gattini.

-Ah,ho capito! Dissi.

-Non vuole che. toccano i gattini i topi. E se li tocco io?

-Meglio di no, Rosetta.La gatta si arrabbia e ti graffia.

-Ma alla gatta,dissi io, chi glieli ha dati i gattini?

-La cicogna. Disse la mamma e siccome la gatta era in cantina glieli ha portati là.

Così per quel giorno,andai nel ripostiglio solo per guardare i gattini e la gatta che li allattava. Ora avrei capito che il povero animale era esausto,ma allora certo no. Quindi il giorno dopo al risveglio non vidi l’ora di ritornare dagli ospiti del ripostiglio.

La gatta dormiva,dei gattini qualcuno allattava e qualcuno ad occhi chiusi, com’è d’obbligo per un micetto neonato, tentava qualche movimento cercando di issarsi sulle zampette,per poi “squattare” col pancino sul pavimento. La mamma gatta sentendo la mia presenza aprì gli occhi, gettandomi in faccia uno sguardo giallo carico d’odio,infine si alzò e comincio’ a soffiare verso di me,esprimendo la sua massima irritazione per la mia troppa vicinanza.

Feci un balzo indietro verso la porta e correndo e chiamando andai a rifugiarmi da mia madre.

Il giorno dopo in mattinata la gatta bianca e rossa ricominciò il trasporto dei gattini dal ripostiglio a chissà dove.

Avrei voluto fermarla,ma il timore me l’ho impedi’. Non l’ho più rivista.

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